Josh Rador e la sua non tanto “Liberal Arts”

Chiunque segua il telefilm How I Met Your Mother sa che Ted Mosby è un architetto trentenne acculturato, talvolta pedante e molto, molto, molto insicuro. Fatto sta che Josh Radnor, colui che da vita al nostro Ted sembra aver assimilato questo ruolo alla perfezione, tant’è che in entrambi i suoi due film (scritti,  interpretati e diretti) ricopre il ruolo di un trentenne, acculturato, talvolta pedante e molto, molto, molto insicuro. Sveliamo le armi del delitto: la prima è Happythankyoumoreplease (Josh Radnor, USA,  2010), che più che un titolo sembra la versione sensata di Supercalifragilistichespiralidoso, la seconda è Liberal Arts (Josh Radnor, USA, 2012). Nonostante l’ossessione che Radnor ha sviluppato verso il suo ruolo il suo secondo film copre alcune lacune presenti nel primo: se in Happythankyoumoreplease lo spettatore rischiava un attacco glicemico tanto erano dolci e buoni TUTTI i personaggi, in Liberal Arts, Radnor abbandona (grazie al cielo) il suo lato buonista facendo derubare Jesse Fischer, il proprio personaggio, in una New York caotica e distratta, dove vige la legge del più forte. Per liberarsi da questa trappola Jesse ornerà nell’Ohio per parlare ad una conferenza in onore di un suo amato ex professore del College, luogo a cui è molto legato.

LiberalArtsLì incontrerà una studentessa, Elizabeth, che gli farà scoprire la magnificenza della musica classica e dell’Opera, e con cui intratterrà uno strano rapporto tenuto in bilico dalla reciproca attrazione che provano l’uno verso l’altra e dall’impossibilità, da parte di lui, di dare corso ad una possibile relazione a causa della loro differenza d’età (fra i due ci sono 16 anni di differenza). Nonostante la trama sicuramente non originale ma fritta e rifritta in affrontare un tema tutte le salse, il legame fra i due è un pretesto parlare d’altro. Liberal Arts è un film sulle prigioni mentali che ci auto-infliggiamo: Jassie, dall’alto della sua infinita culture, non riesce a diventare un adulto, rimanendo legato da una parte ai tempi del college, in cui tutto gli sembrava essere possibile, dall’altra rimane sommerso nell’arte (che sia musica o letteratura), la quale sembra permettergli di vivere a pieno la sua esistenza ma lo isola anche dal resto del mondo. Se ascoltando un’aria crede che tutte le persone di New York lo vedano come un possibile partner è anche vero che rimane isolato dalle cuffie. L’Arte lo aiuta a crescere interiormente ma inibisce il suo rapporto con il resto del mondo. Difatti spesso sentiamo i personaggi dire cose tipo “sto provando a leggere meno”, “il mio senso di solitudine scende leggendo ma allo stesso tempo rimango ancora solo”. Solo esorcizzando i propri fantasmi i nostri eroi riusciranno a crescere (o a capire che stanno crescendo) e a fuggire dalle loro gabbie (“perchè una prigione è un posto da cui non riesci a staccarti”).Oltre ad una maggiore profondità di sottotesto, Radnor sembra migliorare anche il suo sguardo con le macchina da presa, dando un posto particolare nel film al Paesaggio, che si tratti di quello del polmone verde denominato Ohio o della magnificenza metropolitana Newyorkese, sposati perfettamente con la musica di Beethoven, Wagner e Mozart.

Liberal-Arts-Movie-PostersInsomma Radnor sembra aver acquisito una maggiore sicurezza e soprattutto un maggior distacco da “patetico”. In generale Liberal Arts è un film piacevole, che apre diverse questioni verso la generazione dei trentenni che non sanno dove andare. Attendiamo i cinquant’anni di Radonr quando parlerà della sua crisi di mezza età.