Come la mia ira sconfigge il dolore, Cake

Sedute in cerchio, visi che si guardano e si emozionano insieme all’interno di una densa malinconia, l’incontro sul dolore cronico si apre con un ultimo saluto a Nina (Anna Kendrick), collega, amica, suicida. Le parole di conforto velate di una tangibile afflizione vengono drasticamente stroncate dall’affondo improvviso di Claire Bennet (Jennifer Aniston) sostenendo che l’azione estrema come quella proposta da Nina non aiuterebbe i sopravvissuti e i viventi in una riflessione sulla vita. Gli sguardi perplessi, e indifesi nei confronti dell’attacco di Claire, delle colleghe di sedia non accolgono volentieri tale impertinente pensiero critico, invitando questa a congedarsi dal gruppo.

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Le cicatrici che Claire porta con sé su varie parti del corpo, dal viso alle gambe, raccontano il trauma subìto dalla donna e testimoniano quanto ella sia legata indissolubilmente non solo al dolore fisico ma anche, come diretta conseguenza emozionale, all’ira. Al trauma ella risponde con un’aggressività che fa spavento persino alle colleghe di cerchio, incredule nel sentire parole talmente spinose. Latente dentro di lei, la rabbia è una costante del suo carattere post-incidente, manifestata con chiunque, sottoforma di biasimo al concetto di suicidio o rimproverando le premure della domestica Silvana (Adriana Barraza) o, ancora, nei confronti della fisioterapista in piscina. L’atteggiamento scontroso di Claire si dovrà però confrontare con uno straziante pensiero che la tormenterà continuamente, quasi come fosse vittima di una sorta di castigo per quanto detto precedentemente riguardo Nina. Infatti, durante i suoi sogni, Claire muore. Il ricordo di Nina diventa una vera e propria ossessione, una forma di contrappasso dantesco che non lascia libero nemmeno il momento del riposo notturno. I comportamenti rancorosi  tenuti nei confronti delle persone vicine portano i segni dell’evento che le ha scosso la vita, in modo da scaricare il patimento che ogni giorno è costretta a sopportare.

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Stressata, stanca e debole, Jennifer Aniston dà grande prova di sé, creando un personaggio talmente denso di dolore e rabbia da essere quasi palpabile. Una profonda interpretazione della Aniston che la spinge, visto l’attaccamento psicologico e l’affezione verso Claire, a collaborare nella produzione dello stesso Cake. Un film tenuto vivo  dalla dimostrazione attorica limpida dell’attrice, con una potente assimilazione fisica e interiore, e con l’aiuto della Barraza, la cara domestica Silvana. Data una regia pressoché immobile, sembra che le due donne siano protagoniste ed allo stesso tempo creatrici del film, come se istantaneamente esso si formasse di fronte ai nostri occhi solamente grazie alle loro fatiche e sforzi, senza l’uso da mediatore del regista. Un sottile e impercettibile involucro con all’interno personaggi duri e vivi.

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3 thoughts on “Come la mia ira sconfigge il dolore, Cake

    • oh, grazie 🙂 Senti, una delle mie più belle secondo me è Synecdoche, ma anche The Rover la metterei sul podio. La cosa particolare di Cake è stato vedere una Aniston decisamente insolita.

      • Diciamo che è sempre stata riposta nel cinema da commedia, qualche volta anche troppo spinta..

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