Lo Sciacallo – Nightcrawler, cinismo da video reporter

Si guadagna da vivere come può, ad esempio rubando oggetti per poi rivenderli al miglior offerente, possibilmente pressando quest’ultimo fino a costringerlo ad accettare la cifra giusta. Louis Bloom vaga per le strade di una feroce Los Angeles protagonista di nottate violente disseminate di criminalità, omicidi e incidenti disastrosi. Guidando senza una meta precisa per la città, Louis si imbatte in un incidente, nel quale due agenti della polizia sono intenti a tirare fuori una donna dall’auto che ha distrutto, sbattendo contro il parapetto. Egli decide di fermare la sua gita ed assiste in piedi all’evento, di fronte all’auto che intanto sta prendendo fuoco. Giunge sul posto una troupe televisiva, due uomini che con macchina in spalla iniziano a filmare ogni cosa, dal totale della scena fino ai particolari, avvicinandosi drasticamente sull’auto e sul viso degli uomini in divisa. Privo di qualsiasi moto di aiuto nei confronti della donna, sconvolta per l’accaduto, Louis osserva minuziosamente il lavoro dei cameraman che quasi senza dare il giusto peso alla situazione, fortunatamente non tragica per la signora, riprendono ciò che la notte ha presentato loro.

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Louis, nel frattempo, li guarda con gli occhi di chi vorrebbe avere la telecamera in mano ed essere padrone di quella visione spettacolare. Dopo aver rubato e immediatamente venduto una bicicletta, con i soldi ricevuti decide di comprarsene una e dare inizio alla sua attività di video reporter della notte. In silenzio, guida la sua auto, munita della stessa radio che comunica agli agenti della polizia dove hanno luogo gli incidenti. Cammina, spia, si informa, seleziona accuratamente gli eventi che gli vengono proposti dalla radio. Il primo servizio che filmerà vedrà protagonista un uomo disteso a terra tra le braccia della polizia. Cogliendo l’occasione, Louis, con telecamera alla mano prontamente accesa, si avvicina così tanto alla scena dell’incidente da catturare il sangue che la vittima sta perdendo. I brevi minuti raccolti, più precisamente le immagini forti (le più interessanti) che è riuscito a riprendere, gli procureranno l’inserimento del video all’interno del notiziario delle 6 del mattino.

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Unico grande protagonista del film, Jake Gyllenhaal si prende l’incarico di interpretare il video reporter notturno, infondendogli un carattere non solo ossessivo, di quella persona che con occhi sgranati brama una telecamera per avere finalmente il controllo della scena che la vita gli propone davanti, ma anche composto, lucido, sicuro di sé, poiché fa di tutto per vendere il suo lavoro al prezzo migliore. La morte nei servizi fa audience. Louis corre verso chi ha subìto disgrazie, catturando istanti pericolosi e minacce della polizia. Razionale e freddo, si accanisce con la telecamera sui soggetti che compongono la scena, si intrufola furtivamente nel luogo in cui è avvenuto l’omicidio, scegliendo di filmare le immagini che servono per fare un buon servizio, quelle più spietate e reali, dove sangue e vittime sono i veri protagonisti.

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I video giungono in redazione e il più sensazionale lo mandano in onda come notizia di apertura. Dove si pone il limite tra legge ed etica è la domanda che si pone Dan Gilroy con Lo Sciacallo – Nightcrawler, ossia rivelare e valutare coscientemente il momento in cui il reporter, pur rispettando la soglia delle formali regole, supera quella del rispetto delle persone, della loro vita e della loro salute. Avendo in mano una telecamera, quindi il mezzo di comunicazione moderno, il video reporter crede di possedere sia il potere di inserirsi violentemente nella vita delle vittime di un incidente, di chiedere/interrogare persone ancora traumatizzate che hanno assistito ad una sparatoria, sia il controllo della visione del mondo che lo circonda, selezionando le scene e le immagini che gli interessano, le persone che piangono per quanto accaduto, perché hanno perso una persona cara, mentre la redazione è soddisfatta, perché ciò significa storia drammatica e profitto. In seguito, questa manda in onda il servizio. Le immagini bastano per spiegare se quello che vediamo è un omicidio o un disastro stradale, ma il giornalista che dirige il telegiornale deve spiegare “meglio”, e quindi incutere paura, enfatizzare la tragedia, insistere sulla crudeltà del fatto. Spesso le storie vengono travisate, per renderla più vera o per darle un senso, che inizialmente magari non ha, al fine di stimolare e suscitare emozioni nel pubblico, per scandalizzarlo. Quella di Louis è una corsa al servizio migliore, anche se questo significa sfoderare qualità registiche per crearne uno.

Esplorazione oltre il conosciuto e l’ignoto, Interstellar

La Terra è cambiata, non è quella che conosciamo noi, quella del presente, ma siamo decenni avanti. Quello che ci viene presentato potrebbe rappresentare apparentemente un panorama dei giorni nostri, ma a ben guardare, osservando per bene il contesto, scopriremo che qualcosa è mutato e che un senso di desolazione, amarezza pervade le terre dei lavoratori. Lavoratori come Cooper, che vive con i suoi figli, Murphy e Tom, e suo padre Donald, in una vecchia fattoria in campagna. Lavora il grano, tutti i giorni. C’era anche il mais, ma le continue e devastanti tempeste di sabbia hanno danneggiato il raccolto. Durante una giornata come tutte le altre, padre e figli vengono attratti dal passaggio di un drone che vola veloce sopra le loro teste, “un drone di sorveglianza indiano”, dice Cooper, “le sue celle solari alimenterebbero una fattoria”. Saliti tutti e tre nella jeep, partono all’inseguimento dell’oggetto volante, attraversando sterminati campi di grano, folti e alti più dello stesso veicolo. Giungono infine davanti ad un precipizio. Cooper allora prende il suo portatile e tramite questo riesce a penetrare nel drone e a comandarlo. Mentre lo guarda volare davanti a lui, sopra l’alto strapiombo, pensa al potere di quella tecnologia usata magari per la sua agricoltura. Non hanno esaurito televisori, ma il cibo, c’è bisogno di agricoltori.

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“Un tempo per la meraviglia alzavamo al cielo lo sguardo, sentendoci parte del firmamento, ora invece lo abbassiamo, preoccupati di far parte del mare di fango”. In Cooper aleggia la nostalgia di un tempo passato, come se egli fosse inadeguato a quel tempo presente in cui è costretto a vivere. Riflette su ciò che ha visto e ciò che il mondo ha subito, l’intero panorama intorno e noi terrestri all’interno. Ora l’esistenza, l’umanità sono a rischio. Tuttavia, un evento sta per modificare le sorti delle loro vite. Murphy sente, spesso, degli strani rumori in casa, pensa ci sia un fantasma che sta cercando di parlare con lei. Una forza getta dalla libreria di camera sua un libro. Il fantasma ha spinto giù quel libro, è un segno. Cooper e Murphy intravedono nel libro aperto un codice binario, che li spinge ad indagare. Partono in jeep con l’intenzione di andare nel posto indicato dalle coordinate, prese in base al codice binario precedentemente scoperto. È notte e solo i fari dell’automobile riescono a sfondare il muro buio che si para di fronte a loro, ma trovano la struttura segreta, in un mezzo ad un desertico paesaggio.

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Accompagnato con un esiguo numero di uomini, Cooper dovrà, spinto più dalla sua forza di volontà che da pressioni esterne, viaggiare nello spazio alla ricerca di qualcosa che possa cambiare le sorti della terra. E Cooper non ha paura, perché non vuole vedere sua figlia vivere una vita che non le se addice, per questo parte, per modificare lo stato delle cose correnti. Tra un oscurità senza fine e un silenzio tombale, l’ambiente dello spazio aperto aiuterà il nostro protagonista a pensare, a contemplare l’infinito potere del tempo e della lontananza. Qualcosa lo ha mandato lì, a compiere quel viaggio doveva essere lui, nessun altro, è lui il prescelto per guidare quella navicella in quel luogo lontano da casa. Ma mandato da chi? Mandato da “loro”, che sembra stiano aiutando gli uomini a trovare un nuovo mondo in cui vivere, un nuovo modo di vivere. Forse sono quei fantasmi, poltergeist, di cui Murphy percepisce la presenza in casa, gli stessi che hanno buttato giù i libri da cui poi è stato tratto il codice binario. Perché il mondo come lo conosciamo noi non esiste più. Già nelle prime scene del film, in cui siamo immersi negli sterminati campi di Cooper, si respira un’aria malinconica di un tempo che non c’è più, di un passato che con le sue potenzialità poteva essere in grado di creare un futuro migliore di quello che in realtà gli abitanti della Terra stanno vivendo in quel momento. L’atmosfera è quella del fallimento, l’uomo probabilmente deve emigrare, forse non è più adatto al suo pianeta. E Cooper vuole rimediare, costruire nuove fondamenta per la sua famiglia. Per fare ciò deve inoltrarsi negli angoli più lontani e scuri della vita.

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Senza dubbio ispirato al capolavoro 2001: Odissea nello spazio, Nolan segue la strada intrapresa dal maestro Kubrick, al quale sembra rendere omaggio, appunto, con Interstellar, inserendo nel film fantastiche immagini dalla spazialità senza limite, cercando di oltrepassare il limite del tempo e dello spazio. Nolan ci regala così un’incredibile lezione sulla relatività. Il tempo e lo spazio sono grandi protagonisti, elementi in grado di cambiare e stravolgere il corso della vita, dai quali dipende la vita stessa. All’interno dei mondi creati dal regista di Inception, caratterizzati da vastità cosmiche sterminate come l’universo stesso, accompagnato da una colonna sonora carica di speranza, McConaughey parte dai suoi estesi campi di grano ed intraprende un viaggio che lo porterà a riflettere sulle azioni compiute e a valutare gli errori umani che hanno portato la Terra a diventare un pianeta da evacuare. Poiché l’uomo ha abusato del territorio sul quale poggia i piedi, la natura stessa si ribella, può diventare spaventosa, ma non maligna. L’umanità deve riconsiderare gli interventi fatti. Cooper lo sa e il suo viaggio interstellare lo aiuterà a comprendere, oltrepassando il limite del conosciuto, guidato dall’istinto di sopravvivenza che tutto guida, e attraversando quell’oscurità che porta il nome di “ignoto” e in cui vive la domanda “dove andiamo?”.