Lucy, oltre le capacità cerebrali

Noi esseri umani siamo capaci di utilizzare solamente il 10% delle nostre capacità cerebrali. Gli animali arrivano solamente al 4-5%. L’unica forma di vita che riesce a raggiungere il 20% di utilizzo del proprio cervello è il delfino. Cosa accadrebbe se anche gli umani sfruttassero il 20%? È possibile o sono solo ipotesi? E, ipoteticamente, cosa accadrebbe se invece si raggiungesse il massimo percentuale?
Richard costringe la sua ragazza Lucy (Scarlet Johansson) a svolgere un lavoretto per lui: consegnare una valigetta ad un certo Signor Jang. Lucy, ammanettata alla valigetta dal contenuto misterioso, si vede forzata ad entrare nell’hotel dove dimora quest’ultimo. Privata di prezioso tempo di studio in vista di un esame importante, Lucy è obbligata a dare inizio al film. Si scopre che il futuro per lei non sarà radioso. La valigetta, con all’interno dei sacchetti di droga CPH4, è destinata ad un capo di una organizzazione criminale, che la sequestra. E la assolda. Lucy, dopo un intervento chirurgico, porterà dentro il suo corpo quella sostanza.

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Contemporaneamente, il professore universitario Samuel (Morgan Freeman) sta tenendo una lezione di biologia e, in generale, sulla storia della vita. I quesiti che egli si domanda e per i quali ha scritto e riscritto migliaia di pagine riguardano le domande indicate in precedenza, riguardo le capacità cerebrali di noi esseri umani.
Intersecando le due scene, la domanda si trasforma: cosa succederebbe se i pacchetti di CPH4 nel corpo di Lucy si rompessero? Quali effetti vedremmo innescati nel corpo della protagonista?
Luc Besson con questo film si domanda quali siano le fondamentali regole che governano lo spazio, l’umanità, la natura. Se le leggi che abbiamo inventato sono davvero universali. Se è possibile che l’uomo apprenda tutte le magie del mondo, senza farsi del male. Tutta la sua opera è un brindisi al sapere, alla conoscenza. “La vita ci è stata data un miliardo di anni fa; e noi che ci abbiamo fatto?” è la domanda che apre il film, accompagnata da una sequenza di immagini che rappresentano il traffico, la metropoli, la frenesia. Siamo capaci di creare magnifiche cose, dalle piramidi alla danza, dai satelliti allo sfruttamento delle energie; ma siamo anche capaci di dare vita a caos e disordine.

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Siamo di fronte ad un film che ci chiede di sapere e che risponde a dei quesiti. O almeno tenta. Allo stesso tempo ci chiede anche se siamo davvero disposti a procedere con l’insegnamento, con un approfondimento tale da scardinare lo schema umano, tale da superare la soglia del 10%. E la teoria studiata da Samuel, scritta per mano dello stesso Besson, viene spiegata limpidamente durante tutto il film, grazie anche ad un montaggio parallelo che collega, in due spazi diversi, la sfortunata vicenda che ha come protagonista Lucy e la lezione universitaria di Samuel, tecnica utilizzata dal regista in maniera ben calibrata e fluida, con scene che si scambiano con gradevole velocità, tale da darci il tempo necessario di analizzare ciò che abbiamo visto. Sembra quasi che Besson abbia progettato il film come fosse una lezione di scienza, la quale ha come diretti studenti noi spettatori. Ci vuole colpire, vuole cercare di insegnarci qualcosa, o quanto meno di lasciarci un pezzettino di sapere in più.
Buone considerazioni vanno anche all’interpretazione del cattivo di turno, un Choi Min Sik ottimo nel ruolo dell’antagonista, sempre capace di rendere al meglio momenti fisicamente intensi, memori di Oldboy o Lady Vendetta. Spietato capo dell’organizzazione criminale, tanto per traffico illegale quanto anche per gioco malato, apre il corpo di Lucy e di altri uomini, anch’essi sequestrati. downloadPotremmo commentare il tutto come un pensiero di Besson che fa luce sull’intervento dell’uomo su se stesso, sull’umanità stessa: il boss Jang decide cosa fare della vita della ragazza, creando indirettamente una identità diversa dall’originale. Ma facendo ciò stravolge anche la sua vita, una Lucy che non tornerà più quella di una volta, destinata ad un decisivo scopo.
Il film inizia con una domanda, al quale lo stesso cerca di dare una responso. Ma forse nemmeno Samuel, intellettuale che ha speso la vita riguardo quest’argomento, è capace di rispondere. L’interlocutore che può fare la differenza siamo noi seduti che guardiamo gli eventi proposti, i quali portano probabilmente con sé un insegnamento intrinseco, che dobbiamo saper cogliere al meglio.
Finiamo con un ultimo quesito: siamo davvero disposti a sapere di più, oltre il possibile, a manipolare, a creare, rischiando la nostra stessa vita?

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