Artiglieria pesante e muscoli, I Mercenari 3

Quei pochi che rimangono della squadra di Barney Ross (Sylvester Stallone) si muniscono di artiglieria pesante a cavallo di un elicottero per andare a liberare un ex compagno di quest’ultimo, rinchiuso in quel momento in un vagone-cella di un treno ben fortificato. Niente paura: Barney ha con sé il suo anello portafortuna. Benché pochi rispetto alla truppa di soldati che sorvegliano il convoglio, i nostri riescono a sfondare le linee nemiche in un agguerrito inseguimento elicottero-treno. L’ex compagno Doc (Wesley Snipes) viene liberato, ma prima di saltare sull’elicottero, riabbracciare il buon vecchio Barney e fare conoscenza del resto della banda, pensa bene di lasciare un regalino a coloro che l’avevano ingabbiato. Anzi, forse è meglio dire, lanciare un regalino. Perché prima di andarsene decide di sgranchirsi braccia e gambe, uccidendo qualche guardia lungo il tragitto che lo porta alla locomotiva. Mandato all’altro mondo anche il macchinista, il treno è senza controllo e corre all’impazzata verso la sua destinazione, una base militare dove molto probabilmente doveva essere portato il prigioniero. Il mezzo sul quale viaggiano morti e bossoli si schianta violentemente contro il portone principale e penetra all’interno dando così inizio, con esplosioni, movimento e botte, al terzo capitolo de I Mercenari.

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Armi, azione e muscoli. Eroi di un tempo passato trascinati a combattere in un’epoca, quella degli anni duemila, che non permette più al corpo dei vari Stallone, Schwarzenegger, di compiere le gesta che li hanno resi famosi negli anni ’80. Ma ci provano lo stesso. Perché loro sono insaziabili, di morte e violenza. Non riescono a stare senza un’arma in mano o senza tirare cazzotti. Sono quei duri che insieme si radunano per iniziare una nuova missione: quella di trovare il co-fondatore degli Expendables Stonebanks, il quale, in passato, dopo aver abbandonato il gruppo diventa trafficante di armi. Ross ebbe il compito di ucciderlo. Pensavano fosse morto. Ed ora Stonebanks, interpretato da un carismatico Mel Gibson, cerca vendetta.
I grandi del passato riuniti insieme vogliono confermare a loro stessi di essere ancora in forma, forse non protagonisti della scena come lo erano prima, ma almeno attivi, in cerca di azione. Per azione si intende anche, e soprattutto, lavorare sul set. Perché il cinema può essere considerato, tra le altre sue funzioni, uno strumento in grado di innalzare e nobilitare un corpo sessantenne, facendolo tornare a combattere (come abbiamo visto in Il Grande Match, 2013, con Stallone e De Niro), o in generale di conferire maggior dignità a un corpo che vuole dare ancora, ma che spesso circostanze esterne (tecniche e tecnologie innovative ad esempio) non lo permettono. Possiamo, in questo senso, scavare nella storia e riprendere il personaggio interpretato da Gloria Swanson, Norma Desmond, in Viale del Tramonto di Wilder (1950), attrice del cinema muto che poco sopporta l’avvento della nuova tecnologia del sonoro, lei che era una star del cinema muto. Potremmo azzardare un collegamento tra i personaggi di Barney e Norma, benché tra i due vi sia stilisticamente un abisso: entrambi faticano ad andarsene dalla scena, sentono che ancora non è arrivato il momento di appendere, come si suol dire, le scarpe al chiodo.

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Ma i tempi cambiano. La nuova tecnologia del sonoro sembra allontanare Norma dal grande schermo, trascinandola nel dimenticatoio, proprio come le nuove invenzioni high-tech sembrano porre le antiche tecniche dei mercenari in secondo piano. Un bivio tra due metodi diversi: entrare e sparare all’impazzata o usare i droni. Barney sente che non può continuare a combattere con la sua vecchia squadra. Così li “licenzia”, con l’intento di salvarli da missioni pericolose, e assolda un gruppo di nuovi giovani, compresa una donna. Il nuovo team porta con sé nuove tecniche corpo a corpo, più recenti tecnologie che possono facilitare il raggiungimento di obiettivi e più sviluppate abilità high-tech, come l’hackerismo. Sembra incredibile, agli occhi di Christmas (Jason Statham) o Gunnar (Dolph Lundgren), venire rimpiazzati da matricole del genere. Aleggia nell’aria una sorta di passaggio del testimone, come se gli Expendables che abbiamo conosciuto dovessero un giorno essere sostituiti da una compagine più giovane con caratteristiche più sofisticate. Similmente gli attori che hanno fanno la storia del cinema muto dovrebbero essere consapevoli della fine della loro carriera e cedere il posto alle nuove generazioni. Pensiero che non va a genio alla diva Norma Desmond (sappiamo poi com’è andata finire).

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Nel film diretto da Patrick Hughes troviamo vari riferimenti all’idea della conclusione di carriera: “Rilassati, rischia di venirti un infarto”, dice Max Drummer (Harrison Ford) a Ross, probabilmente pensando che ormai il loro tempo l’avevano fatto. Ma il regista lancia anche un segnale morale, una critica a tutte le guerre, che insanguinano mani e corpi di sangue che non è il loro. Un lavoro sporco e oscuro che il soldato che l’ha vissuto non può far finta di niente. E nemmeno noi.