Snowpiercer, uno spaccato di futuro secondo Bong Joon Ho

Luglio 2014. Dopo aver disperso il CW7 nel mondo, la vita cessò di esistere. Dicevano che grazie a questa sostanza avrebbero diminuito enormemente i danni del riscaldamento globale. Tuttavia, il progetto, partito con le migliori intenzioni, è sfociato in una catastrofe naturale: la propagazione della sostanza CW7 ha cambiato totalmente l’aspetto del pianeta, trasformandolo in una landa desolata di ghiaccio e neve.  Inutile dire che è impossibile sopravvivere all’aria aperta, se non per pochi minuti. L’unica via di salvezza è il treno Snowpiercer, la sacra locomotiva voluta e finanziata dal “misericordioso” Wilford. 2031.

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Siamo subito catapultati in mezzo agli emarginati, ai poveri dell’ultimo vagone: basta poco per capire che non è un viaggio di divertimento e quelli non sono passeggeri. All’interno del treno vige un sistema sociale di massimo equilibrio e diviso tra classi ricche e povere, dominato da una mente alla testa del treno che sente la responsabilità di tenere tutto sotto controllo e di salvaguardare la vita all’interno dell’unico posto abitabile al mondo, ossia la sua locomotiva. Alla coda, notiamo un vagone, il primo che possiamo vedere,  buio e sconcio, proprio come i personaggi che lo abitano, la feccia della poca umanità rimasta, i poveri che costituiscono l’ultimo gradino della piramide gerarchica. L’ordine tiene lontani dalla morte, il dovere di tutti è rimanere nelle sezioni prestabilite. Vestiti sporchi, visi impauriti dei bambini e decadenti degli adulti. Il regista coreano Bong Joon Ho ci fa assaporare l’amaro destino di un gruppo di persone a cui per sventurata sorte è toccato vivere nella coda del treno, tormentati dai continui controlli, spesso poco ortodossi, subìti dalle guardie. Il livello di vita basso lo notiamo anche dal cibo che viene dato loro: una barretta nera di “proteine”, invece di una bistecca che sazia la classe alta. Ancora, la disperazione è vista dal fatto che le persone dopo un po’ di tempo non riescono più a ricordare, persone che non si ricordano figli e genitori, mancanza alla quale compensa un disegnatore che cerca di immortalare tutti i visi e gli episodi importanti che accadono all’interno dell’ultimo vagone.
Di impatto, e sconcertante, è il discorso che pronuncia il braccio destro di Wilford, la signora Mason, quando, contornata da una squadra di guardie, irrompe nello squallido luogo di vita degli emarginati: lei appartiene alla testa, loro alla coda, non si mettono le scarpe in testa, ci si mette il cappello, “io sono il cappello, voi siete le scarpe”.

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E’ necessario una mezz’ora circa per familiarizzare con il gruppo, per comprendere i loro sentimenti tra lo sconforto e l’angoscia di un futuro incerto e la vendetta contro chi comanda e detta legge dall’alto. Una vendetta concretizzabile da un atto di rivolta capeggiato da Curtis, interpretato da Chris Evans, ruggente e stanco della condizione in cui lui e i suoi compagni vivono ormai da troppo tempo. Noi siamo dietro di lui, accompagnato tra gli altri da Namgoong Minsu (interpretato da Song Kang-Ho, terza collaborazione con Bong Joon Ho), e questo atto di forza, spinto più dalla disperazione che dalla semplice rabbia, ci rende partecipi dei suoi movimenti grazie anche ad una macchina da presa rapida sia negli spostamenti che nel riprendere volti ed azioni in maniera violenta. Una violenza visiva amplificata spesso dai ralenti che evidenziano scene spettacolari di scontri portando la rapidità con cui si sferra un cazzotto o di un semplice sguardo ad una lentezza quasi straziante, o che sottolineano il passaggio di vagone in vagone di Curtis mentre osserva stupefatto quali altri mondi non aveva mai visto, resi stupefacenti da scenografie indovinate, ornate da un gioco di luci e chiaroscuri che immortalano ognuno di questi vagoni come pagine di un libro riguardante la società dell’Uomo. Tutto ciò che abitava il pianeta Terra, tutte le sue classi sociali, ora è diviso in sezioni all’interno di un treno in perenne corsa. La sacra locomotiva del misericordioso Wilford. Come se qualcosa di divino e ultraterreno circondasse lo Snowpiercer. Un inquietante spaccato dell’umanità  che Bong Joon Ho ci dona e ci invita a riflettere.
Giusto per stimolare curiosità: ho accennato, prima, al fatto che la memoria di figli e genitori svanisce velocemente. In particolare i figli sottratti hanno in sé un valore non di poco conto. I piccoli devono essere ricordati dai parenti grazie a dei disegni su piccoli fogli sporchi, mentre servono per una funzione semplice e ripetitiva, ma di elevata importanza.