Abbiamo fatto La Città Ideale, ora dobbiamo fare i cittadini

Luigi Lo Cascio esordisce alla regia con questo film che lo vede anche protagonista nei panni di Michele Grassadonia e di cui firma la sceneggiatura ad “otto mani” (con Massimo Gaudosio, Desideria Rayner e Virginia Borgi).La Città Ideale Palermitano trasferitosi nella città ideale di Siena, Michele è un architetto ecologista, fanatico fino all’inverosimile, che da quasi un anno ha rinunciato ad elettricità ed acqua corrente. In una sera piovosa, alla guida di un’auto (ibrida!) prestatagli da un amico, urta un oggetto in movimento in mezzo alla strada, ma quando scende dalla macchina questo è sparito nel nulla. Poco più avanti scorge un corpo abbandonato sul ciglio della strada, e dopo un iniziale ripensamento, decide di fermarsi a controllare. In seguito a questa serie di coincidenze sfortunate, Michele sarà catapultato in un allucinante alternarsi di magistrati e avvocati, e man mano che la verità sui fatti si confonde, emerge una realtà ben più profonda sulla società e sulla natura dell’uomo.Disegno di scena di Nicola Console Il tema dell’innocente accusato ingiustamente, tanto caro al cinema in diverse declinazioni, viene qui lentamente rovesciato: le vicende che colpiscono così inaspettatamente il protagonista sembrano quasi un contrappasso per la sua pretesa di perfezione, per aver osato pensarsi cittadino ideale in quel modello di urbanistica a misura d’uomo che è Siena. La realtà sembra sfidare Michele per dimostrargli che non è all’altezza del personaggio impeccabile che si è costruito. Contemporaneamente la città perfetta si dimostra non così dissimile dalla natale Sicilia a cui il protagonista la contrappone: se nell’archivio del tribunale di Palermo l’avvocato “mago” di Grassadonia non si fa scrupoli a dimostrare che la giustizia si inchina alla retorica, gli avvocati senesi sanno solo consigliare silenzi e patteggiamenti. I colleghi i cui vizi erano tanto fastidiosamente bacchettati dal protagonista diventano a loro volta inquisitori, ed i giornalisti che assediano la stanza d’ospedale della vittima mostrano un moralismo pari solo alla loro immoralità. La verità dei fatti non interessa nessuno, anzi ci viene insistentemente ripetuto che “in certe circostanze non c’è differenza fra le parole e le cose”, per cui le parole diventano un atto e, in ultima analisi, i fatti si piegano con le parole.La Città Ideale

Quando anche il protagonista comincia ad accettare l’idea di essere “colpevole fino a prova contraria”, una serie di sogni si intrecciano all’atmosfera già soffocante ed onirica data dalla fotografia nuvolosa e notturna di Pasquale Mari e dalle musiche inquiete di Andrea Rocca. Questi sogni ci mostrano che c’è qualcosa sotto la facciata dell’ecologista, qualcosa che Michele pensava di essersi lasciato alle spalle insieme al ricordo del padre. E questo qualcosa è il fango, lo stesso che proprio in uno di questi sogni l’architetto si cava dalle tasche, poiché come insegnano i due avvocati (Massimo Foschi e Luigi Maria Burruano), “tutti sono fatti di una certa porzione di fango” e per quanto insisti a lavare “non arrivi mai all’ultimo bianco, il bianco definitivo”. E per quanti sforzi possa fare il protagonista, avrà sempre ragione la mamma (Aida Burruano) quando ci dice che lui ed il padre sono “precisi”. Scavando neanche troppo in profondità, la città ideale si dimostra verosimile quanto l’Allegoria del Buon Governo di Lorenzetti di fronte al quale, non a caso, Michele Grassonia ha la sua piccola epifania.

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