Chan-wook Park e la famiglia (di Bram) Stoker.

La vendetta è un piatto che và servito freddo!E’ un detto popolare, che esorta alla pazienza per raggiungere la vetta di quella montagna fatta di rancore:la vendetta!

Se guardiamo alla trilogia della vendetta come alla vendetta personale di Park Chan-wook, nei confronti di quel pubblico che non lo ha amato abbastanza agli inizi della sua carriera, possiamo capire che abbia meditato il suo genio fino a farlo esplodere nel successo, per la sua personale vendetta, e quell’esplosione ha risuonato fino all’America con STOKER. La sceneggiatura di questo film appartiene al protagonista della serie Prison Break Wentwhort Miller, inizialmente nascosto dietro lo pseudonimno di Ted Foulk.

“Sia un granello di sabbia che una roccia,nell’acqua affondano allo stesso modo.” Parola di Old Boy. Così Chan-wook riesce a costruire delle immagini claustrofobiche anche con la sua prima produzione americana. E’ un regista che si è dovuto confrontare con molti problemi di finanziamenti per i suoi lavori, ma questa volta ha avuto a dispozione i budegt degli studios, senza vendere la sua integrità artistica.

India (Mia Wasikowska) è cresciuta sotto le attenzioni mirate del padre, non curante di avere uno zio, Charley (Mattew Goode) fratello del padre, che apparirà nella vita di India solo alla morte di questo, avvenuta il giorno del suo 18esimo compleanno. Neanche la madre di India, Evelyn (Nicole Kidman), si insospettisce sulla sua ricomparsa, anzi si farà sedurre dal suo fascino. Ciò che si nascondeva dietro l’apparenza della famiglia Stoker è riemerso quando Richard Stoker è morto in un “incidente che nessuno avrebbe potuto predire. Sarebbe stato impossibile, anche per un eminente architetto come Richard capire il disegno divino” e da questo momento in poi che il fratello Charly prenderà le redini di casa Stoker per intervenire su quel “disegno divino”.

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Lo zio Charley ha ponderato il suo piano durante il suo lungo periodo di assenza, e ha una forte sfumatura di vendetta: trasformare ciò che stato in quello che doveva essere, quello che rimane della famiglia Stoker in quello che ha sempre desiderato. Per consegnare la sua eredità alla nipote India agirà come un ragno, ambasciatore di Dracula, si insedierà nella vita di India e tesserà la sua tela intorno alla sua innocenza, una tela fitta in cui perdersi fino alla fine del film, perché solo in quel momento che Chan-wook scioglierà l’ordito della storia, mettendo ogni tassello al proprio posto. Il castello di Dracula, diventa una bellissima villa in stile decò, e solo la presenza della tecnologia ci fa capire che non siamo negli anni ’50, perché i vestiti, i colori, l’arredamento della casa, sembrano appartenere a quegli anni. La seduzione letale di 

stampo vampiresco diventa quasi incesto, e il rapporto già incrinato tra India e la madre si inasprisce ancora di più con una rivalità alla Lolita.

“Propio come un fiore non sceglie il suo colore, noi non siamo responsabili di ciò che diventiamo”. La presa di coscienza di India, nel riconoscere di essere l’esito di un percorso genetico, di avere la freddezza eterea della madre, l’integrità del padre e l’indole dello zio. Se nella trilogia della vendetta Chan-wook aveva mostrato dei genitori pronti ad uccidere per i figli, in Stoker vediamo una figlia pronta ad uccidere per i suoi genitori, non solo per vendetta ma per una rivendicazione di se stessa, rivendicare i suoi “desideri irrealizzati” e repressi dalla guida dei personaggi “buoni”, intendiamo che forse c’è una possibilità di non cedere al male con l’aiuto di un controllo, ma anche che questo controllo può renderci frustrati “solo dopo averlo realizzato saremo liberi, diventare adulti e essere liberi” ed è qui che si realizza la vendetta di India, contro un destino che non era il suo.

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“The Wholly Family”: Gilliam e la sua didattica

Quelli sconosciuti che fanno il Grande Fratello ti trattano di merda. Questi qui, i vip veri, invece non se la tirano, parlano con i giovani.. Ho visto De Niro dalla De Filippi ed è una persona squisita.

Solitamente si citano studiosi, letterati, scienziati. Eppure certe perle di saggezza non serve cercarle sui libri: basta andare a trovare la nonna di turno. Per esempio, questa frase me l’ha detta la mia, di nonna. Le spiegavo che avrei parlato con Terry Gilliam in persona, e di quanto ero emozionato. Eppure aveva ragione lei. Sarà banale dirlo, ma i vecchi molto spesso hanno ragione.

Si, Terry Gilliam è davvero una bella persona. Molto attento ai giovani e alla direzione che prende il loro cammino di maturazione del pensiero, degli atteggiamenti verso la vita. Si pone sullo stesso livello, complimentandosi per la camicia indossata o il pennino datogli per l’autografo con l’entusiasmo di un amico coetaneo.

È la stessa mentalità che pervade la sua filmografia: dare sfogo ad una creatività e ad una fantasia fuori da ogni schema dettato dalla discrezione, sia da un punto di vista tecnico che di contenuti. Anche nel suo ultimo cortometraggio, “The Wholly Family”, non manca di marcare aspetti estetici come in sede di saturazione dei colori, persino filtrandoli col seppia più artificioso nei momenti in cui il protagonista rivive i momenti del suo passato in una specie di “A Christmas Carol” rivisitato.

Difatti la storia si svolge proprio così: un ragazzino, Jack (ogni collegamento con Time Bandits è puramente casuale) si trova con la sua famiglia in vacanza a Napoli, dove viene colpito dalle particolari miniature del Pulcinella. Dopo aver scoperto che porta fortuna se rubato e averci provato diverse volte riesce ad accaparrarselo, di nascosto ai genitori che litigano ferocemente ad ogni suo capriccio. Aspettando la fortuna che gli dovrebbe spettare di diritto, viene invece trasportato in una dimensione onirica tutta “pulcinelli-forme”, dove una moltitudine di odiosi zanni gli fanno passare diverse spiacevoli situazioni. Alla fine di tale scioccante esperienza, il giovane protagonista ne uscirà maturo, conscio di quanto la fortuna che ha sempre cercato di ottenere sia molto più a portata di mano di quanto non credesse.

Ma dopo avergli (e averci) propinato una lunga serie di immagini crude, forti, dissacranti, Terry Gilliam ci spiazza ancora un’ultima volta, rivelando la vera natura dei personaggi e delle loro vicende. Ci riesce con grande forza evocativa, ma non sarebbe la stessa cosa se lo leggeste qui.

Vedetevi “The Wholly Family” e scopritelo. Vi prenderà pochissimo tempo, giusto venti minuti. Venti minuti di respiro per la fantasia, che questa vita a volte soffoca un pochino. Venti minuti di allenamento, che attraverso punti di vista angolati e movimenti di cinepresa un po’ eccessivi ci aiuta a mettere un po’ di sana follia nella nostra visione del mondo. Perché è questo quello che conta: vedere il mondo e vivere la vita in modo più folle, eccessivo, forse anche un po’ ridicolo, come ha detto Terry Gilliam in quel soleggiato dì di lunedì 15 Luglio 2013, Teatro Romano di Fiesole. Il giorno in cui ho conosciuto un grande personaggio. E quindi dico venti minuti anche per questo grande uomo. Direi che se li merita ampiamente, questi benedetti venti minuti del vostro tempo.

Poi ve lo potete vedere pure a gratis, che volete di più ;)???