Les Mis…amables!

In un commento ad un post su Facebook, ho scritto: il teatro che entra nel cinema e il cinema che omaggia il teatro.
Les Miserables è senza dubbio l’evento teatral-cinematografico dell’anno per tutti gli amanti del musical. Ed io, rientrando nella categoria, sono andato al cinema colmo di aspettative, reduce da un combattimento interiore che mi ha impedito di guardare e curiosare nella rete le varie preview diffuse. La sala praticamente vuota ha sottolineato maggiormente l’intimità che il quadro cinematografico, mai stato così grande, era pronto a regalare. Lock Down, Lock Down, anzi: guardami, ascoltami, vivimi. Tutto è teatralmente efficace, quasi a voler nascondere la costruzione cinematografica. Il cinema, questa volta, restituisce agli spettatori quello che non possono vedere esplicitamente a teatro: il sudore nei visi, le lacrime mai state così pungenti e gli sguardi che gridano ribellione e libertà. La macchina da presa trasporta lo spettatore a stretto contatto con Fantine, Valjan, Javert; lo trascina sul palco del set. Un set dichiaratamente finto, costruito, come lo è in teatro: del resto sono queste le regole, l’accettazione di una convenzione che va avanti da secoli, dove attore e spettatore accettano di vivere una finzione che, a volte, si dimostra più vera della realtà. E le convenzioni, in questo lavoro di Hooper, vengono scardinate, per non tradire la verità del canto, delle emozioni, della vocazione teatrale. Non si registra in studio, ma si canta dal vivo sul set. Si canta dal vivo perchè è così che si fa in teatro ed è dal teatro che il cinema prende in prestito questo kolossal musicale che rinasce ogni sera, ogni replica, in ogni paese in cui è rappresentato, da ormai 28 anni. Il cast è superlativo, giusto, puntuale e allo stesso tempo intimo, delicato e poetico. Ed anche Crow, il Russel “gladiatore”, ritenuto non idoneo dalla critica del web, mi è parso giusto, tanto potente quanto intimo, insicuro e combattuto.

Anne Hathaway, nella scena I Dreamed a Dream

Non voglio dilungarmi su ognuno del cast, ma un plauso particolare lo devo all’ Hathaway, che ha interpretato in modo superlativo il dolore umano, che non smette di credere nella speranza, nei desideri di riscatto, di sognare un sogno…
Certo, è un azzardo chiamare questo Les Miserables un musical cinematografico. E chi è acerbo ad emozionarsi dopo aver sentito l’impeto di brani come One Day More o la raffinatezza di On my own scandita dallo scrosciare di una pioggia che sembrava interminabile, non può godere della poeticità di uno spettacolo che passa da un boccascena ad un quadro cinematografico. Se invece si vuole vivere un’esperienza insolita, e gustare la contaminazione così delicata tra cinema e teatro, questo Les Mis è praticamente d’obbligo.

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