“Chronicle”, la gioventù del cinema

Nello stesso periodo di “The Avengers”, presumibilmente una settimana prima, esce “Chronicle”, la cui idea viene partorita da due giovani figli d’arte, lo sceneggiatore Max Landis (figlio di John Landis, sceneggiatore e regista) e il regista esordiente Josh Trank (figlio di Richard Trank, produttore e documentarista). La produzione ha stanziato fondi piuttosto esigui: circa una quindicina di milioni di dollari. Pochi ne verranno spesi per il cast: invece che rimpolpare le tasche di un qualche grand’attore si è preferito lanciarne di nuovi, giovani ma comunque obiettivamente capaci. In particolare Dane DeHaan (la cui somiglianza con versioni più giovani dei blasonati Di Caprio e Pitt potrebbero portarlo anche molto avanti nella sua carriera nell’industria cinematografica), che interpreta Andrew, dimostra grandi capacità di controllo di spasmi e irrigidimenti muscolari e facciali, riuscendo a tenere alte credibilità ed espressività. Spazio a nuove promesse, quindi, opportunamente pubblicizzate: la 25th Century Fox fa persino volare nei cieli di New York tre “ragazzi” (in realtà tre aeroplani telecomandati camuffati), per la promozione del film (vedere per credere). “Chronicle” diventa un fenomeno sul web. Risultato: l’incasso è ormai quasi dieci volte le spese di produzione. Merito solo della pubblicità aggressiva? No: il film funziona alla grande, anche da solo.
Girato con una camera a mano libera (l’eredità paterna di Trank non tarda a mostrarsi), narra la vicenda di un giovane, Andrew, vittima delle più comuni disgrazie della società di oggi (madre ammalata gravemente, padre alcolizzato, bullismo scolastico), che decide di fare la cronaca della sua vita, suo cugino nonché unico amico Matt, cotto per una ragazza che non lo ha mai degnato d’attenzione, e Steven, il ragazzo più popolare della scuola, futuro presidente d’istituto. Questo trio degli stereotipi più comuni di una qualsiasi comunità giovanile (il reietto, il prediletto e colui che passa inosservato), entra in contatto con un “qualcosa” che risveglia in loro poteri telecinetici. Ci si aspetterebbe una nuova squadra di supereroi. Matt, in un certo momento, prende in considerazione l’idea. La proposta viene sostanzialmente ignorata: si decide invece che le capacità mentali serviranno all’unico scopo di divertirsi, e inizialmente anche alle spalle della gente comune (poi verrà deciso che non potranno interagire con gli esseri viventi per non rischiare di causare incidenti mortali). Sposteranno macchine, voleranno, e in particolare Andrew acquisirà fama a scuola. La sua totale inadeguatezza alla vita sociale, tuttavia, è un’etichetta difficile da staccare e gli impedisce di vivere una vita sociale normale, come quella di ogni altra persona. Lui non può che rimanere un insignificante omuncolo degno solo del disprezzo e degli scherzi altrui. Ma questa volta lui prende coscienza della sua superiorità: la sua forza mentale distrugge gli uomini senza che possano avvicinarsi. La sua rabbia repressa per un passato, ma anche un presente drammatici, dolorosi, ingiusti scateneranno in lui una furia incontrollabile. Le sequenze della sua follia distruttiva (il richiamo al Tetsuo di Akira che distrugge i carri armati non andrebbe neanche suggerito) potrebbero far pensare, effettivamente tradendo le aspettative, ad investimenti da capogiro in effetti speciali: la spettacolare epicità, dinamicità e frenesia dell’azione è infatti degna dei maggiori blockbusters ad alto investimento di capitale, con in più un realismo disarmante, o quanto meno un ridimensionato irrealismo, ottenuto grazie allo stile falso-documentaristico del found-footage. Il titolo stesso anticipa tale intenzione registica: “Chronicle” è voler fare del film una telecronaca di un fatto che potrebbe cambiare le sorti del mondo, attraverso un collegamento spirituale di ogni apparecchiatura per la videoregistrazione presente dove si trovano i tre ragazzi. A tal proposito non si può non segnalare la genialità della sequenza in cui si fronteggiano Matt ed Andrew e quest’ultimo attira intorno a loro una miriade di Ipad e fotocamere digitali, scelta narrativa che è in realtà un pretesto registico per poter creare cambi di punto di vista fino a quel momento realizzabili solo in presenza di una seconda videocamera, quella di Casey Letter (la ragazza di cui Matt è invaghito). Sebbene per tutto il film pare sia Andrew il soggetto di questa testimonianza si verrà a scoprire ben presto che, nonostante i suoi siano i poteri maggiormente sviluppati, non potrà che essere l’eterno cameraman, mai l’eroe che viene ripreso dalle telecamere e amato dalla gente.
La scena finale è invece un commovente inno di speranza colmo di dolcezza, affetto e comprensione.
Andava bene così. Ma pare che un sequel sia già in cantiere. Ci si potrebbe chiedere cosa potrebbe esserci di più, rispetto a questo Akira un po’ più moderno, frizzante, emotivo, e semplice (e un po’ meno violento). Otomo avrebbe fatto un sequel per il suo capolavoro?
In definitiva, comunque, restano due visioni diverse, una occidentale, l’altra orientale, del disagio e della società giovanile. Nonostante la ricchezza dell’intreccio e la cura grafica dell’anime di culto, dal quale Chronicle dichiaratamente trae ispirazione, Trank affronta con più forza tali temi, forse rendendo più efficace la lezione del maestro.

Se questa è la nuova generazione, ben venga. E se questo è il minimo che il giovane regista sa fare, che esca presto il sequel. Josh riuscirà a giustificarlo, c’è da starne sicuri.

Vi linko qui sotto il trailer. Buona visione 😉